JKD

Summa Maxima vuole proporre nel Jeet Kune Do, lo stile creato da Sijo Bruce Lee, una propria visione, somma di un processo conoscitivo compiuto in accordo al concetto di acquisizione e rielaborazione della conoscenza, insegnato da Sijo Bruce Lee.

Non guardiamo al seme, al fiore e al frutto come entità disgiunte dalla pianta che ne è allo stesso tempo madre e figlia, ma vogliamo mantenere una visione d’insieme che ne abbraccia contemporaneamente tutti gli aspetti, senza perdere il valore e il sapore delle singole parti.

Il combattimento reale è estremamente brutale, certamente non “fiorito” ed è  pericoloso per l’incolumità di chi si confronta, per cui nella logica dell’accumulazione tecnica va posto come primo quesito la verifica di quali tecniche siano davvero efficaci e consentano nel contempo un’adeguata difesa.

Bruce Lee formulò il Suo stile finale, il Jeet Kune Do, incorporando solo tecniche che si dimostravano efficaci in campo reale,  attingendo dalle Arti Marziali Tradizionali e da Sistemi di Combattimento, evitando tutto ciò che appariva efficace sul tappeto (ambito sportivo) e inappropriato in termini di sopravvivenza sulla strada.

bruce_leeSpesso ciò che appare efficace in un ring può non esserlo sulla strada, nemmeno come impostazione strategica del confronto. E’ facile comprenderlo ad esempio se si pensa all’azione di un pugile, che spesso dopo aver colpito, attende i colpi dell’avversario chiudendosi (certo che poi ritornerà il suo momento per ricolpire), o colui che esperto di Brazilian Jiu Jitsu (lotta) in un combattimento di MMA (Mixed Martial Ats – Arti Marziali Miste) attende di scendere al tappeto per portare il combattimento nel suo territorio preferito (la lotta a terra).

Tali logiche e strategie possono dimostrarsi vincenti in un confronto sportivo, ma sottopongono chi le applica ad un grande rischio nel caso di un combattimento reale, non si deve dare mai all’avversario la possibilità di replicare ad un nostro attacco.  Il fair play  in un combattimento reale non esiste, in quanto il nostro nemico non vuole certamente essere benevolo con noi e per questo nel nostro JKD si insegna a sviluppare l’istinto di sopravvivenza, il Tag-Blow  (colpire l’avversario fino all’annientamento definitivo) e la logica BEAM nei bersagli.

Se si combatte usando un sistema, uno stile, un metodo, alla fine si finirà per accettarne i limiti. Accettare uno scambio di colpi durante un’aggressione sulla strada può essere fatale (ancor più se poi tale strategia istintivamente viene replicata contro le armi da taglio). Analogamente finire al suolo è assolutamente sconsigliato, perché  certamente non ci sarà un arbitro a dirigere l’incontro ed altri pericoli potrebbero intervenire, quali ulteriori avversari o armi celate.

Il JKD analizza il combattimento reale nella sua complessità da diverse angolazioni, senza accettare limitazioni di alcun tipo.

Bruce Lee e  l’approccio del JKD  furono particolarmente innovativi agli inizi degli anni sessanta, per  molteplici aspetti.

Sul fronte del combattimento se sino a quel momento le Arti Marziali Tradizionali si erano specializzate su determinate distanze (ad esempio Tae Kwon Do lunga distanza, Karate e Savate media lunga distanza, Muay Thai medio-corta,  Wing Chun e Pugilato corta distanza, lotta/Judo combattimento a terra) e strategie di attacco e difesa (colpire di mano o di piede, proiettare, effettuare leve ecc) , nel Jeet Kune Do si vuole in modo armonico agire su tutte le distanze, avvalendosi di un ampio ventaglio di strategie e soluzioni tecniche, senza preferenze, con l’unico obbiettivo di sorprendere, dominare e quindi neutralizzare l’avversario nel modo più rapido possibile.  Ogni mezzo è idoneo per raggiungere tale risultato.

Lo studio delle forme  e “Kata”, caposaldo di molte Arti Marziali tradizionali, perse di importanza, tanto che Bruce Lee le definì “disordine organizzato” .  Il suo interesse era infatti per il combattimento reale e la ripetizione di movimenti predefiniti assorbiva inutilmente del tempo che poteva essere utilizzato nell’allenamento in modo migliore o peggio creava pericolosi automatismi e l’abitudine ad assumere posizioni, posture e cadenze di movimento molto diverse di quelle poi utilizzate nel combattimento.

Le implicazioni psicologiche, il ritmo, le finte, le strategie di attacco (5 vie) e difesa nel combattimento disarmato furono analizzate e codificate in modo assolutamente nuovo ed originale, costituirono materia di analisi e successiva applicazione anche nei nascenti tornei di full contact ed ancor oggi mantengono immutata la validità, basandosi su principi universali.

giornata-mondiale-bruce-leeAll’attento studio delle Arti Marziali, del Pugilato e dei Sistemi di combattimento conosciuti all’epoca Bruce Lee aggiunse attente osservazioni prese da altri campi, tra cui la Scherma Occidentale, che tanto poi influenzarono il suo approccio al combattimento, specie nella lunga distanza.  Curioso è osservare come la Scherma Occidentale abbia influenzato e  caratterizzato un’altra Arte Marziale a noi cara, il Kali-Arnis-Eskrima,  che poi fu studiata con attenzione da uno dei discepoli prediletti di Bruce Lee, Dan Inosanto (all’epoca del primo incontro con Bruce Lee cintura nera di Kempo Karate di Ed Parker)

Anche la preparazione fisica e l’attenzione all’alimentazione assumono con  Bruce Lee un’attenzione particolare e diversa che nelle Arti Marziali Tradizionali, per l’esigenza di acquisire maggiori vantaggi sull’avversario, in termini di velocità, agilità, flessibilità, coordinazione e forza.  Se la strategia è fondamentale in un combattimento, evidentemente lo è anche l’efficacia dell’arma utilizzata, per cui il proprio corpo, quale “arma naturale”,  va temprato e ottimizzato nelle sue funzionalità.

L’efficacia in un combattimento non dipende dall’arma ma dall’uomo  che l’adopera, tuttavia è grande il vantaggio che può determinarsi utilizzando un’arma superiore a quella dell’avversario.

Su cosa sia il Jeet Kune Do ancora oggi esiste molta confusione e gli stessi allievi diretti di Bruce Lee ne hanno tal volta definito caratteristiche spesso molto diverse (di questo si dirà in seguito ed in altre parti del sito).

La mente geniale di Sijo Bruce Lee, i profondi studi compiuti in più campi e il contatto con alcune delle Personalità di maggior rilievo all’epoca nel Combattimento (Yip Man, Wong Shun Leung, William Cheung, James Yimm Lee, Ed Parker, Wally Jay, Chuck Norris, Jhoon Rhee, Gene LeBelle, Joe Lewis, Robert Wall, Jin Hae-Jae, Ing-Sik Whang,  Muhammad Ali, Jack Dempsey  solo per citarne alcuni)  hanno permesso all’ Arte di  Bruce Lee di compiere un marcato percorso evolutivo, che in varie epoche si differenzia anche notevolmente, per modi di allenamento, strategie di combattimento e tecniche.

In effetti anche i nomi dati alla Sua Arte nel tempo sono cambiati e coincidono sostanzialmente con Sistemi diversi, anche se ovviamente legati da un continuum logico ed evolutivo

Con l’arrivo negli Stati uniti a San Francisco e quindi alcuni mesi dopo a  Seattle   Bruce Lee  iniziò nel 1959 ad insegnare un sistema chiamato  Non Classical Gung Fu, ossia una visione non classica delle Arti Marziali Cinesi (Wu Shu, meglio conosciuto come  Kung Fu in Usa), basata essenzialmente sul Wing Chung (scuola Yip Man), con l’innesto di elementi di  altri Stili di Kung Fu, del Nord e del Sud, che aveva potuto imparare in Cina

Bruce-Lee-2Nel 1964 Bruce Lee si spostò ad Oakland, per vivere assieme a Yames Jimm Lee  (suo parente 20 più grande, esperto in Arti Marziali e Cultura Fisica) e codificò il Jun Fan Gung Fu.  Jun Fan è il nome Cantonese dello stesso Bruce Lee (che significa “Colui che ritorna”)  e quindi stava ad identificare una Sua visione particolare del Kung Fu,  che ormai  si differenziava molto dal Wing Chung tradizionale.  Bruce Lee aveva infatti rigettato quanto del Kung Fu  l’esperienza pratica gli aveva dimostrato non essere utile (c’è chi parla del 70% circa) ed aggiunto in modo sinergico gli studi compiuti in molte altre Arti Marziali  (ben oltre 26). Tali studi peraltro gli aveva avviati già agli inizi degli anni ‘50 in Cina, dove aveva potuto studiare la Box Occidentale (diventando nel 1958 campione interstudentesco di Box) e la Scherma dal fratello minore Peter, il quale era un campione locale di tale sport.

Nel 1967, a Los Angeles,  il percorso evolutivo Marziale e filosofico di Bruce Lee lo portano a coniare il Jeet Kune Do, il cui significato è La Via per Intercettare il Pugno (o più in generale l’attacco).  Jeet=Intercettare  Kune=Pugno  Do=Via, Metodo

Il Jeet Kune Do rappresenta quindi l’ultimo anello del ricco e complesso percorso evolutivo dell’arte di Bruce Lee, un percorso che certamente non si sarebbe fermato.

L’evoluzione dell’Arte di Bruce Lee e il contatto con personaggi ed allievi diversi hanno spesso reso difficile una definizione chiara di cosa sia il Jeet Kune do, dato che Bruce Lee insegnava cose diverse a seconda del periodo storico, degli studi che stava compiendo e degli allievi che aveva di fronte, probabilmente anche per meglio valorizzare  negli allenamenti le diverse attitudini e caratteristiche degli allievi e sparring partners.

Oggi quando si descrive di Jeet Kune Do spesso lo si mescola con il Kali (soprattutto per la forte influenza che ha avuto nel diffusione di tale Arte GM Dan Inosanto, grande esperto di Arti Marziali Filippine e pare in questo insegnante dello stesso Bruce Lee) o magari  viene usato un approccio più propriamente da MMA (Arti Marziali Miste), nel tentativo di assurgere alla libertà tecnica.

Il Jeet Kune Do in Summa Maxima vuole  nel rispettoso di tutto il percorso evolutivo compiuto da Bruce Lee e dei principi da Lui definiti guardare in avanti, al futuro e trarre vantaggio anche dall’osservazione dell’evoluzione compiuta nel frattempo dalle Arti Marziali e nuovi Sistemi di Combattimento.

i-am-bruceleeL’evoluzione è un fenomeno connaturato con l’Universo e l’Uomo, ogni sistema, ogni Arte evolve. In un certo senso seguire il cambiamento è come non cambiare.

Il cambiamento è necessario per mantenere gli equilibri universali ed i suoi movimenti hanno permesso di sostenere tutte le fasi della storia del Mondo.

Studiamo la Storia dell’Umanità come atto necessario per comprendere chi siamo e da dove veniamo, ma al tempo stesso usiamo la Scienza per comprendere dove stiamo andando ed evolverci.

Non si può vivere di passato solo per vivificare la Tradizione.  L’Arte è creatività, diretta espressione dell’anima dell’uomo in contatto con l’ambiente e la sua evoluzione.  Sijo Bruce Lee più volte spiegò come il Keet Kune Do non doveva essere un’Arte statica, ma adattarsi alla persona e al contesto come l’acqua al bicchiere.

Seguendo i principi di Sijo Bruce Lee per tali ragioni da diversi decenni lavoriamo con Maestri di Jeet Kune Do e di molti altri Stili e Sistemi di Combattimento o Difesa Personale, sperimentando con lo scopo di vivere l’evoluzione ed incorporare ciò che utile, rigettando l’inutile.