IL METODO

Il sistema di insegnamento di questo stile riflette da un lato la sistematicità del Kali (si lavora per sequenze di colpi, ingressi, parate, footwork)  con un approccio metodologico ben codificato, tipico della mentalità militare statunitense e dall’altro incorpora l’aggressività dell’Harimau, avvantaggiandosi della potenza sviluppata sulle gambe da tale Arte Marziale.

Dall’Harimau deriva la velocità degli spostamenti ed inusuali e rapide discese a terra, molto allenate anche in questo Sistema.   Anche l’utilizzo della “mano viva” (quella senza arma) è più legata all’Harimau sviluppato dal Maestro che al Kali, in quanto diventa una seconda arma usata non tanto per parare, quanto per percuotere con violenza e “tagliare l’attacco”.   Certamente il condizionamento mentale tipico dell’Harimau condiziona le strategie di attacco (rendendola più incisiva ma mai spericolata), mentre la logica tipica del Kali è evidente da un lato nelle tecniche di allenamento (sequenze parate colpi, drill sul footwork) e dall’altro  nello studio degli spostamenti sul triangolo e la rinuncia ad ogni movimento superfluo o aperture tipiche degli stili di Silat.

Dagli stili di combattimento militare americano (che possono essere insegnati anche separatamente) Guro Kruk ha acquisito il concetto di proteggere e difendere l’arma nei combattimenti ravvicinati  oltre che l’efficienza del metodo e la predilezione per le puntate, portate però con tecnica molto particolare.

L’uso del SouthWest Tactical Knife System sopra tutto in ambito militare, della sicurezza e del Close Combat da strada lo hanno portato a preferire l’uso di coltelli a lama non lunga o ricurva, facili da portare e ad essere estratti con velocità.  Spesso i coltelli sono considerati arma secondaria e di supporto a fianco a pistola e/o fucile e/o mitra, di cui è grande esperto Guro Kruk e comunque tutti di libero porto nell’Arizona (terra in cui vive Guro Kruk).