Coltello italiano” è  un concetto estremamente ampio e per taluni aspetti soggettivo, in particolare per la difficoltà di stabilirne il perimetro e perché di Scuole nel nostro paese ne esistevano e ne esistono tuttora moltissime, con caratteristiche spesso estremamente diverse.
Proprio per tale ragione ad esempio inseriamo in altra categoria a parte le tecniche di combattimento con il coltello sviluppatesi in Italia in tempo di guerra.  Tali tecniche, anche se al 100% italiane, preferiamo inserirle assieme ai sistemi di combattimento con il coltello degli altri eserciti (Statunitensi, Inglesi, Canadesi, tedeschi), in quanto calate nel contesto storico è più facile capirne le ragioni strategiche e il confronto permette di comprendere le caratteristiche in modo più agevole.
Ritornando all’impossibilità di arrivare ad una definizione univoca di Coltello Italiano, possiamo chiederci se rientri nella categoria:

  • un Maestro italiano che conosce veramente a fondo un unico sistema, magari di famiglia, ma che lo ha “vissuto” pienamente in tutti gli aspetti;
  • un Ricercatore italiano che ha raccolto e documentato con organicità molti  stili, che tuttavia pratica poco il combattimento e si avvicina alla narrazione più con un metodo giornalistico che di fighter;
  • chi pur non avendo vissuto in prima persona nessun sistema è però riuscito a  studiarne alcuni di questi, magari molto diversi uno dall’altro (capita spesso anche rimanendo nella stessa città e a volte nella stessa scuola) e ne ha curato con attenzione l’aspetto del combattimento;

 

  • un Maestro Italiano, valido studioso del combattimento che ha creato un proprio sistema,  fondendo assieme conoscenze apprese da Maestri del nostro paese (alcuni o molti poco importa nel ragionamento) e tecniche rielaborate a partire da alcuni antichi libri  “nostrani”;
  • lo stesso Maestro che però  nel Suo sistema ha introdotto molti elementi appresi in altre Arti Marziali (ad esempio diversi stili Arnis-Eskrima).
  • Un Maestro straniero, anche se di origini italiane, che però è riuscito ad apprendere in modo approfondito un metodo della tradizione italiana.
  • Un Maestro italiano, divenuto pressoché imbattibile con il coltello, ma che ha studiato solo un sistema di Eskrima (o se volete altri stili non italiani), a partire dal presupposto che questa comunque riflette in una certa parte la scherma occidentale e quindi anche quella italiana.
  • Personalmente abbiamo avuto la possibilità di studiare a lungo ed allenarci con pressoché tutte le categorie di Maestri  citati e anche se diversissimi uno dall’altro (per pregi e difetti) siamo fieri e contenti di non esserci fatti mancare nulla.

 

Ognuno di loro ha accumulato un patrimonio di conoscenze personali importanti che va apprezzato, anche nel tentativo da un lato di tener vivo il ricordo di Sistemi e di Persone che altrimenti andrebbero perduti e dall’altro di proseguire un processo evolutivo, che a nostro avviso non deve essere fermato, pur nel mantenimento di un chiaro ricordo delle “fonti”.

 

Quando a nostra volta insegniamo singoli sistemi o nostre rielaborazioni sempre citiamo la provenienza storica e quali sono i nostri riferimenti.
Certo lavorare davvero a fondo con più Scuole è spesso assai difficile, non solo per le diverse impostazioni tecniche (a volte contrapposte), ma anche per la diffidenza che comunque esiste e direi ancor più esisteva nel passato, tra le diverse Scuole.   Spesso infatti la vittoria in uno scontro che poteva durare anche solo pochi istanti si basava su un inganno o “un’astuzia” che però se conosciuta dalla controparte si rivolgeva contro.

 

Talune Scuole, orientate al solo scopo della vittoria in un duello (diffusi nel passato in talune zone del nostro territorio) o combattimento, basavano l’insegnamento su poche tecniche che però dovevano essere conosciute ed allenate benissimo, tramandate solo all’interno della stessa Scuola, in particolare quando queste permettevano di aver la meglio sul proprio avversario grazie alla sorpresa.    Spesso capitava che vinceva non chi era più allenato o sapeva “più tecniche”, ma chi nel gestire meglio l’emozione del combattimento riusciva a trarre in inganno l’avversario, anche con un solo gesto.
Spesso veniva mantenuto riserbo sui vari riferimenti
(Maestri) al fine di mantenere un vantaggio sulle altre Scuole (che altrimenti avrebbero potuto a loro volta riferirsi agli stessi) e in parte perché comunque gli stessi Maestri o meglio “esperti di coltello” non desideravano in alcun modo essere citati.    Ciò di tutta evidenza si verifica anche nella nostra epoca.

 

Nello studio ed insegnamento, per motivi didattici ed in parte personali suddividiamo le nostre fonti nel seguente modo:
Scuole che utilizzano prevalentemente un approccio schermistico
Scuole tradizionali
, ossia quelle in cui sono ancora forti taluni elementi legati alla tradizione, tra cui ad esempio una ritmica del combattimento e delle posture legati alle danze locali, spesso replicabili con molta difficoltà da parte di chi non “vive” quella specifica cultura
Scuole di sintesi o miste che possono essere studiati in modo disgiunto dalle culture locali e che pur potendo conservare taluni elementi schermistici hanno comunque inglobato altre tecniche tradizionali, magari nel “gioco” a corta distanza.

 

Sistemi della nostra tradizione militare, come detto trattati a parte.
Importanti sono state le informazioni che siamo riusciti a ricavare da testi antichi, in particolare di scherma, che comunque hanno richiesto una scrupolosa sperimentazione al fine di calarli in un contesto moderno (nostro obbiettivo).
A tale proposito dobbiamo dire che grazie ad un evento del tutto casuale siamo riusciti a recuperare un antico testo, mai ripubblicato in epoca moderna, dedicato al combattimento con il coltello a Venezia, il che ci ha consentito di ricostruire un sistema appartenente alla nostra tradizione che pensavamo in buona parte perduto.  Anche in questo caso una esatta traduzione dell’opera e una verifica condotta assieme a degli esperti (anche famosi Maestri stranieri) ci ha permesso di verificarne con successo attendibilità ed efficacia.

 

Taluni Sistemi di lama hanno sviluppato tecniche collegate in modo stretto con le usanze locali o gli strumenti utilizzati nella vita quotidiana.  E’ il caso dei sistemi basati sull’utilizzo della roncola, sul machete, sull’ascia (qui siamo un po’ fuori tema), su dei ganci o su una curiosa combinazione spago/lacciolo e coltello, o cintura e coltello, ma gli esempi potrebbero essere molti di più.

L’utilizzo di un lama fissa, varia molto a seconda della lunghezza, della presenza di un controfilo e ovviamente della forma lama (dritta o ricurva).  Se le tecniche sviluppate con i classici stiletti (generalmente coltelli automatici con molla di blocco e lama simmetrica particolarmente acuminata) possono ricordare quelle utilizzate per alcuni lama fissa (tipicamente daghe), l’uso dei coltelli apribili, che spesso un tempo non avevano la molla di blocca (come la classica patada) ovviamente ha portato alla messa a punto di strategie diverse, a patire dall’apertura e all’impugnatura dello strumento, che doveva evitare la chiusura del coltello negli attacchi o nelle parate.  Lo stesso deve essere detto per l’uso in combattimento di strumenti di uso comune come rasoi o forbici.

 

Lo studio dei svariati Sistemi Italiani di coltello viene mantenuto distinto, tuttavia sperimentiamo ed indaghiamo le possibilità di sinergia con sistemi e tecniche di altra provenienza, al fine di compiere una migliore ricostruzione storica e soprattutto per maturare una nostra personale visione di insieme, che poi abbiamo racchiuso in SUMMA MAXIMA KNIFE FIGHTING (cfr nota a parte)
La nostra Scuola è aperta alla collaborazione e allo studio del combattimento con il coltello con altre Scuole Italiane ed Estere, per cui spesso organizza corsi e stage  (chiunque è interessato può contattarci)